L’ Alta Valle dell’Orba

Ricchissima di acque e di boschi. Ricoperta, un tempo lontano, dalla famosa “Selva dell’Orba”, dove venivano a caccia, già nell’VIII secolo, i re Longobardi. Una selva di diretta dipendenza regia per la sua posizione, resa strategica grazie al percorso dell’Orba, dal crinale alla pianura. E proprio seguendo la “sua direzione di marcia”, l’uomo preistorico vi tracciò il primo arcaico sentiero, ripreso e rinforzato più tardi da altri numerosi e millenari percorsi, che fanno della Valle dell’Orba una “area di strada”. La serva primigenia, dove predominava il faggio, la rovere e il castagno, rimane intatta nella parte più alta fino al mille. Nel 1120 nasce la Badia di Tiglieto, nell’Alta Valle dell’Orba, la quale inizia un vasto programma di trasformazione della Selva, sia nella zona pianeggiante con la coltura del frumento e della vite ma anche nella zona montana, ampliando l’areale del castagneto domestico e della pastorizia. Una silvicoltura di ampio respiro che segna il passaggio dalla civiltà della pietra alla civiltà del legno e del castagno. I fianchi delle montagne bene esposte al sole vengono terrazzati con muretti di pietra a secco, gli stessi che ancora si trovano all’interno dei castagneti da frutto. Nei castagneti più grandi il seccatoio, il tipico “abergu”. Più tardi la foresta viene intaccata dalla nascita numerosa delle Ferriere, che sfruttano l’energia idraulica delle sue acque torrentizie e l’alto potere calorifico dei faggi e delle roveri secolari. Glia antiche sentieri del Sale si fanno ora sentieri del Ferro per le carovane di muli che, carichi del minerale ferroso, giunto dall’isola d’Elba, salgono da Voltri al crinale per raggiungere le Ferriere della nostra Valle. Altri sentieri ora si aggiungono tracciati dal passo di chi lavora alle numerose carbonaie, delle quali restano a testimonianza le “Piazzole”, che improvvise si manifestano sulle nostre montagne. E nei pressi delle Ferriere nascono i nuclei che daranno origine i borghi delle nostre frazioni.

 

da “Ricerca sull’insediamento Storico dell’Alta Valle dell’Orba” di Biancangela Pizzorno.

Olba San Pietro (mt.526 slm)

Sorge alla confluenza dell’Orbarina nell’Orba. Crocevia di antichissimi sentieri, che, seguendo il percorso dei due fiumi, portano al Passo del Faiallo e al Beigua. Il centro storico della Piazza di articola intorno alla Chiese dedicata a S.Pietro Parrocchia dal 1683.

In alto sulla destra la scritta “vade retro satanas” rivolta all’esercito sabaudo che nel 1625 seminò la rovina nella vallata. Dalla Piazza lungo la “Rivetta”, prima di giungere alla Ferriera troviamo l’Oratorio dedicato alla SS. Vergine Immacolata e ai Santi Apostoli Giacomo e Filippo. Costruito nel 1731 viene restaurato nel 1999 nella sua austera bellezza. Dall’Oratorio alle tipiche case della Villa di Mezzo e finalmente, al Borgo della Ferriera : il centro storico più caratteristico della Valle, con la grande casa Vassallo la Piazza e l’antica Ferriera in attività già dal XVI secolo e poi gestita da Nicolò Pizzorno. Ancora visibili i due archi di pietra delle canalizzazioni del lago artificiale detto il “Beo”. Domina il paese l’antica cappella della Montà a forma circolare costruita sulle basi di una antica torre. Dal piccolo sagrato si domina tutto il paese fino alla Rocca della Marasca.

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Martina (mt.484 slm)

Il cuore più antico le case, ora restaurate, che salgono alla Piazza della Chiesa, lungo l’antico sentiero acciottolato, che portava al “Passu”. Rovereto, il suo primo nome, risale al Maedioevo, quando l’intera zona era ricoperta da un secolare e maestoso bosco di roveri, parte integrante della Selva dell’Orba. Il suo nome attuale, deriva da S.Martino, a cui era dedicata la Cappella, inglobata poi dall’attuale Chiesa a tre navate, parrocchia dal 1634 dedicata a S.Giacomo, protettore dei pellegrini in viaggio verso il mare o la pianura.
La Ferriera della Vassalla, sulla sinistra dell’Orba, distrutta dall’alluvione del 1702, attiva già nel XVII secolo.

Vara Superiore (mt.782 slm)

La più alta delle frazioni. Sopravvivono ancora le tipiche case a capanna, sparse per i prati fino al bosco, altre si raccolgono attorno al campanile : è quanto rimane dell’antica Chiesa del 1860. Ricostruita nel 1970 è dedicata alla N.S. della visitazione. Dal sagrato la strada prosegue verso la località “Ravugna”, attraversando boschi di castagni, che regalano all’improvviso, proprio a lato della strada, l’incontro con un tipico seccatoio “l’abergu”. Proseguendo, si raggiunge la suggestiva gola dei “Canai”,  che offre impennate possenti di rocce, accompagnare sul fondo dal perenne scorrere dell’Orba.
Sul crinale, il Passo del Faiallo, da dove lo sguardo può spaziare fino alla costa e cogliere l’intera città di Genova con il suo Porto Antico.

Vara Inferiore (mt.672 slm)

Le case più antiche, sono legate alla piccola Chiesa del 1828 dedicata a S.Giovanni Gualberto. Di fronte si apre la discesa che porta ai Piani di Vara, fino al mulino quasi sul greto dell’Orba. Dal mulino, l’antico sentiero portava alla Romana dove era attiva già nel XVII una Ferriera. Dell’Antico nucleo rimane il palazzo della famiglia Romano, proprietari della Ferriera, al fianco si trovano i resti della Cappella di S.Alberto, protettore dei chiodai, edificata nel 1600.

Acquabianca (mt.670 slm)

La più interna delle frazioni, il cui nome evidenzia la trasparenza del Rio Baracca e del Rio Carpescio affluenti dell’Orba. Il nucleo più antico nasce presso la Ferriera, intorno alla chiesa di S.Rocco, costruita nel 1854, il centro storico attuale. Da Acquabianca, percorrendo l’antica Strada del Sale, a tratti acciottolata si arriva all’antico nucleo storico di Gattazzè, ora in estrema rovina. Comprendeva la palazzina di caccia dei Marchesi Raggi della Badia di Tiglieto, le numerose cascine e l’elegante Cappella circolare interamente in pietra. Luogo di sosta prima di affrontare la salita che porta al Dente e quindi al crinale  e da qui lungo la “Canellona”al mare.

 Il comune di Tiglieto è la conseguenza di uno sviluppo socio urbanistico originale. Nato intorno alla vecchia abbazia cistercense (1120) si è sviluppato sul territorio sia dal punto urbanistico che socio economico  in conseguenza dell’opera di bonifica dei monaci . Costituito comune autonomo nel 1779 con il distacco dal comune di Sassello e Rossiglione , oggi si compone di due frazioni principali. Montecalvo,  sede amministrativa e parrocchiale più la frazione di Acquabuona. L’area geografica , invece, è costituita da cinque aree chiaramente costituite. Badia che comprende la vasta area pianeggiante intorno al fiume Orba sino alla sommità dei monti circostanti. Montecalvo , dalla sponda desta sino allo spartiacque con la val Gargassa e il rio Masino a Sud. Vinazza che sta tra il rio Masino e il rio Gerla e ancora la sponda destra dell’Orba. Terraciocca , estremo sud del comune , racchiusa tra il rio Gerla , il rio Carpescio e l’Orba .

Tiglieto (mt.500 slm) (Muncaru in dialetto orbasco)

Il nome, deriva dai numerosi alberi di tiglio, piuttosto raro nei dintorni di Tiglieto, ma che con la rovere costituiva uno dei principali componenti dei boschi che si estendevano nell’attuale piana della Badia.
Tracce della presenza del paese si trovano già ai tempi dei romani, quando la zona era definita Civitacula. Questo conferma la presenza di stanziamenti nella valle del torrente Orba e precede di alcuni secoli la costruzione  dell’abbazia cistercense (circa 1120-1122),  nota  come badia di Tiglieto,. Il comune fu costituito nel 1779 e la sede era presso il monastero della Badia, fino ai primi anni del XX secolo, successivamente fu trasferito insieme agli altri servizi pubblici. A Tiglieto non esiste un centro storico vero e proprio, una miriade di località: Casavecchia, Monte Rosa, Costa Azzurra, Belvedere, Montecalvo, Bianchina, Case Aito, Vrigna, Bricco,costituiscono il Comune. La Chiesa Parrocchiale N.S. Assunta è’ intitolata a San Bernardo, fu ultimata nel 1934. E’ in pietra locale a vista.

Acquabuona (mt.510 slm)

La località si sviluppa lungo la strada provinciale e ha il suo nucleo più importante intorno alla Cappella di S.Gottardo, che risale intorno al 1700. Una testimonianza la si trova nel registro delle visite pastorali dei Vescovi: il 5 settembre 1699 l’allora vescovo, mons. Guido Gozzano relaziona: “Vi è la chiesetta campestre di San Gottardo, lontana circa un miglio dall’Abbazia. Ben provvista di tutte le cose necessarie sia per l’altare che per la celebrazione della S. Messa”.

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